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Paragrafo 1 . Le condizioni economiche e sociali.

     
Alla  fine  della seconda guerra mondiale l'Italia si ritrov  con  un
sistema economico profondamente dissestato. La produzione industriale,
nonostante  i  limitati  danni  agli  impianti,  era  calata  del  71%
rispetto   al   1938;   quella  agraria  era   quasi   dimezzata.   Le
infrastrutture  e  il patrimonio edilizio pubblico e  privato  avevano
subito  danni ingentissimi. La situazione monetaria era caratterizzata
da  un  notevole  deprezzamento del cambio e  da  un'inflazione  assai
elevata  e  incontrollata, anche perch le autorit  militari  alleate
avevano  emesso  una rilevante quantit di "am-lire" (Allied  military
Lira), che aveva fatto lievitare enormemente la massa monetaria.
     La    crisi    dell'attivit    produttiva,    provocata    dalla
smobilitazione dell'economia di guerra, dalla tradizionale carenza  di
materie  prime e di combustibile e dalla disarticolazione  della  rete
ferroviaria e stradale, causava una vasta disoccupazione (due  milioni
di   disoccupati   alla   fine  del  1945)  e   rendeva   problematico
l'approvvigionamento  dei  generi  di  prima  necessit.   I   prezzi,
conseguentemente,  erano molto elevati e, a causa dell'inflazione,  in
continua ascesa, tanto che nel 1945 risultavano aumentati pi di venti
volte  rispetto  al 1938. Le condizioni di vita di  gran  parte  della
popolazione, pertanto, erano assai disagiate e gli strati sociali  pi
poveri vivevano in condizioni di miseria e di denutrizione.
     Il  malcontento per le gravi difficolt economiche, la  delusione
per il mancato avvio di riforme, il rancore e il desiderio di vendetta
accumulati
     
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     durante   l'occupazione  nazifascista  sfociavano  in   frequenti
manifestazioni  di  protesta, tumulti, scontri ed  episodi  di  guerra
civile.
     Nelle    regioni   centro-settentrionali,   l'esperienza    della
Resistenza con la partecipazione popolare alla lotta di liberazione  e
l'attivit  di  governo svolta dai comitati di liberazione  nazionale,
formati  dai  partiti antifascisti, avevano determinato  una  maggiore
sensibilit  politica  ed  una  diffusa  aspirazione  ad  un  profondo
rinnovamento  civile  e  istituzionale. Non altrettanto  era  accaduto
nelle regioni meridionali, dove l'occupazione alleata e l'attaccamento
popolare   alla  monarchia  avevano  consentito  ai  gruppi  dominanti
conservatori  di  mantenere  sostanzialmente  intatto  il  loro   peso
politico   ed   avevano   favorito  la   sopravvivenza   dell'apparato
burocratico amministrativo del passato regime.
     In  Sicilia aveva ripreso vigore il movimento separatista, legato
agli  interessi dei grandi latifondisti e della mafia, alleato  con  i
banditi  di  Salvatore  Giuliano  e  dotato  di  un  proprio  esercito
clandestino.  Questo  venne  sconfitto in breve  tempo,  ma  Salvatore
Giuliano,  che  nel  settembre del 1945  ne  era  diventato  il  capo,
continu a compiere azioni banditesche al servizio della mafia (il  1
maggio  1947  a Portella delle Ginestre presso Palermo  spar  su  una
manifestazione di contadini, uccidendone undici) sino al 5 luglio  del
1950, quando venne ucciso dal cugino e luogotenente Gaspare Pisciotta.
